FUCSIA E DIABOLO: CONI DI LUCE

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La scelta di realizzare una lampada a sospensione con più punti luce è da ricollegarsi alla tipologia dei lampadari di una volta, e trova ispirazione da un lampadario a più punti luce progettato dal padre Giannino per la propria casa di Lierna negli anni ’30.

Nel 1996 Achille Castiglioni quindi progetta e fa produrre da Flos Fucsia, un’elegante lampada a sospensione adatta a risolvere il problema di un’illuminazione uniforme, diretta e diffusa su varie dimensioni di piani.

Il corpo lampada presenta caratteristiche di disegno e di dimensioni tali da consentire, oltre all’utilizzo del singolo, soluzioni multiple.

Ogni corpo è composto di un portalampade cilindrico in metallo rastremato nella parte superiore con testa tronco-conica in tecnopolimero con tre nottolini di regolazione in plastica.

La sorgente luminosa è protetta da un cono in vetro soffiato trasparente con corona inferiore sabbiata, che evita l’abbagliamento e crea un magico effetto di luce diffusa. I coni sono sospesi mediante i cavi di alimentazione che provengono da un’apposita struttura a bracci applicata a soffitto e realizzata in modo da facilitare la modularità del sistema e i collegamenti elettrici.

Del 1998 è un’altra bellissima sospensione con una simile struttura geometrica, Diabolo, che prende forma dal gioco in cui spesso Castiglioni si cimentava.

La lampada, dalla linea pulita e minimalista, risponde all’esigenza di canalizzare il fascio di luce in una porzione ben definita di spazio.

Costituita da una struttura in alluminio verniciato, ciò che distingue questo apparecchio illuminante è il suo sistema di riavvolgimento, celato in un cono fissato a soffitto. Dalla sua punta arrotondata esce il semplice conduttore elettrico che alimenta la lampadina e sostiene il diffusore, anch’esso conico ma di dimensioni più grandi.

La distanza variabile tra i due coni, permette di dosare gli effetti di luce, generando relazioni percettive mutevoli tra i solidi.

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TARAXACUM 88: FIORE DI LUCE

Teraxacum

 

Nel 1988 Achille Castiglioni progetta e realizza, grazie alla solida collaborazione con Flos, una lampada che si ispira al mondo naturale, Taraxacum 88.

A dare l’idea per questo apparecchio illuminante fu appunto il fiore del tarassaco, un globo fitto di stami trasparenti, labilmente uniti al nucleo, pronti a volare via al primo soffio di vento.

La stessa idea di leggerezza e vaporosità la troviamo nella sospensione di Castiglioni, concepita come iterazione di identici elementi di base: 20 placche triangolari (triangoli equilateri) in alluminio cromato lucido, assemblate in un nocciolo compatto ad accogliere ciascuna tre globi luminosi, per un totale di 60 lampadine globo lux. Il risultato è la figura del solido platonico più vicino alla sfera, l’icosaedro (costituito da 20 facce), che il filosofo ateniese associava all’acqua.

La struttura infatti, che funziona da scheletro portante per avvitare le lampadine e per coprire i collegamenti elettrici, diventa quasi invisibile come l’acqua di un fiume carsico con la sorgente luminosa accesa o spenta,.

Variando il lato del triangolo, l’icosaedro è realizzato in tre misure: su ogni triangolo ci possono stare tre, sei oppure dieci lampadine nella versione più grande per un totale di 200 lampadine.

L’idea di questa lampada eterea, dal design moderno ed elegante nacque per realizzare un apparecchio illuminante che sostituisse i lampadari classici, con molte luci e molto decorativi, quindi che conservasse la stessa caratteristica illuminotecnica facendone un elemento decorativo semplice ed unitario.

Un fiore di luce suggestivo a luci spente, splendente da acceso.

GIBIGIANA, GIOVI E MONI: RAGGI DI LUCE DOMESTICA

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Gli anni ’80 sono stati anni fervidi di novità e produttività per Achille Castiglioni che, sempre in collaborazione con Flos, realizzò alcuni classici del design illuminotecnico moderno.

Del 1980 è Gibigiana, un apparecchio illuminante da tavolo con struttura in alluminio portante, sorgente luminosa diretta verso l’alto e componenti interni racchiusi in un involucro isolante che impedisce il riscaldamento della lamiera.

Nato con l’obiettivo di risolvere “un fatto di comportamento di due persone che vivono in uno stesso ambiente e magari dormono insieme e uno dorme e l’altro legge”, Gibigiana produce una luce riflessa concentrata e orientabile solo dove serve grazie allo specchietto posto alla sommità dell’apparecchio, permettendo così agli utenti attività diverse.

L’annullamento della presenza della sorgente luminosa attraverso lo specchio rende la riflessione luminosa un’importante soluzione progettuale o come l’avrebbe chiamato Achille “il componente principale di progettazione”.

Achille Castiglioni con questa creazione si diverte a giocare con il termine gibigiana: in dialetto milanese questa parola indica colloquialmente la luce rimandata da una superficie riflettente e ricorda quindi un tipico scherzo da alunni discoli, quando i bambini fra i banchi di scuola si divertivano a riflettere i raggi solari con un piccolo specchio o un pezzo di vetro, facendo appunto la “gibigiana”.

Nel 1982 è la volta di Giovi,lampada da paretededicata alla figlia Giovanna Castiglioni.

Questa applique ha come tratto distintivo un’emissione di luce indiretta a raggiera (il raggio di sole rappresentato dalla figlia), derivata dal filtro/gabbia cilindrica costituita da astine per alloggiare il portalampada ed allontanare la sorgente dal muro. Su di esso viene posizionato uno schermo metallico troncoconico forato, per il passaggio della lampadina che da un lato impedisce l’abbagliamento e dall’altro sostiene il riflettore.

L’ideazione della parte centrale della lampada, che assomiglia ad una tasca o ad un sacco, che diffonde il flusso luminoso verso l’alto è stata suggerita da un contenitore d’acqua portatile (un foglio di metallo flessibile che è ripiegabile in un cono come un bicchierino di carta), che è conservato attualmente nello studio/museo di Piazza Castello a Milano.

Stesso effetto luminoso a raggiera anche per Moni, pensata sempre nell’82.

Questa lampada da soffitto, a differenza di Giovi, diffonde e riflette la luce grazie al diffusore centrale, realizzato qui con una corona circolare in vetro stampato e dotato anche di lente centrale che permette appunto la diffusione della luce dal centro della lampada.

È realizzata in due diametri diversi, 34 e 44 cm, ed è mantenuta sempre a distanza dal soffitto per ricreare l’effetto a raggiera.

 

LAMPADINA E FRISBI: LUCE QUOTIDIANA

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Ideata da Achille Castiglioni come omaggio per l’inaugurazione del negozio Flos a Torino nel 1971, Lampadina resta uno dei pezzi storici disegnati dal designer milanese.

Si tratta di una lampada da tavolo a luce diretta e diffusa, che mescola semplicità, ironia e leggerezza uniti all’attenzione per l’uso, la tecnologia e i nuovi materiali. E’ composta da una grande lampadina globulux con calotta con una parziale sabbiatura su un lato della sfera per evitare l’abbagliamento. La base è costituita da due dischi forati di alluminio anodizzato leggermente distanziati, utili per arrotolare il cavo in eccesso o per appendere la lampada al muro. Il portalampade è in bachelite con verniciatura a liquido.

Un altro classico intramontabile della storia del light design è la lampada Frisbi, anch’essa caratterizzata da una combinazione di semplicità e razionalità.

Realizzata nel 1978 da Achille Castiglioni per Flos, questa lampada dalla forma scultorea consente attraverso una sola fonte luminosa un’illuminazione sia diffusa che diretta sul piano sottostante.

L’apparecchio illuminante è formato da un disco di polimetilmetacrilato opalino, forato al centro per far passare l’illuminazione diretta, e appeso attraverso tre sottili fili in acciaio armonico. Il portalampade, nascosto da una cupola di riflessione in lamiera smaltata internamente e cromata all’esterno, è sospeso sul diffusore mediante un asta rigida nera che attenua il possibile effetto di pendolo.

Come Lampadina, Frisbi è un articolo dal design estremamente moderno e innovativo, ispirato ad oggetti del vivere quotidiano che, proprio grazie all’essenzialità delle loro forme, non sono soggetti al passare del tempo.

Sia Lampadina che Frisbi sono fra le lampade che potete acquistare sul nostro e-shop e nel negozio di Firenze.

ARCO: QUANDO IL DESIGN DIVENTA STORIA

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Da sempre uno dei pezzi più noti e rappresentativi del design italiano, Arco fu progettata da Pier Giacomo e Achille Castiglioni nel 1962 per Flos.

Si tratta di una lampada da terra a luce diretta celebre per il suo stelo arcuato e per la base in marmo.

Lo stelo è costituito da tre settori in profilato di acciaio inossidabile con sezione a U che permettono, scorrendo l’uno dentro l’altro, l’avanzamento telescopico e il passaggio nascosto dei fili. Ciò conferisce all’arco più ampiezze, con il posizionamento del riflettore a tre diverse altezze.

Al termine dell’ “arco” è una cupola formata da due pezzi: uno fisso a calotta forata per facilitare il raffreddamento del portalampada e l’altro un anello di alluminio cromato mobile, appoggiato al primo, che serve a regolare la posizione della cupola in relazione alla regolazione dell’arco.

La base è costituita da un parallelepipedo di marmo di Carrara bianco (all’inizio disponibile anche in nero) di circa 65 kg, con gli angoli smussati e munito di un foro praticato nel baricentro, che permette sia il fissaggio dello stelo verticale che sostiene l’arco sia lo spostamento agevole della lampada.

 

“Nella Arco niente è decorativo: anche gli spigoli smussati della base hanno una funzione, cioè quella di non urtarci; anche il foro non è una fantasia ma c’è per permettere di sollevare la base con più facilità” spiega Achille Castiglioni in un intervista su “Ottagono” nel 1970.

La vera invenzione di Arco sta nella rivoluzione che svincola la posizione del punto luce rispetto alle esigenze di illuminazione dell’ambiente: è infatti la prima lampada da terra ad avere le stesse caratteristiche illuminotecniche e fisiche di una lampada a sospensione, poichè assolve la necessità di illuminazione diretta su un tavolo senza avere il vincolo del punto luce fisso al soffitto.

“Pensavamo a una lampada che proiettasse la luce sul tavolo: ce ne erano già, ma bisognava girarci dietro. Perché lasciasse spazio attorno al tavolo la base doveva essere lontana almeno due metri. Così nacque l’idea dell’arco: lo volevamo fatto con pezzi già in commercio, e trovammo che il profilato di acciaio curvato andava benissimo. Poi c’era il problema del contrappeso: ci voleva una massa pesante che sostenesse tutto. Pensammo al cemento prima, ma poi scegliemmo il marmo perché a parità di peso ci consentiva un minore ingombro e quindi in relazione ad una maggior finitura un minor costo.”

Nei molti anni di produzione la lampada non ha ricevuto alcuna modifica estetica o costruttiva: le uniche modifiche a lei applicate hanno coinvolto solo l’apparato elettrico per uniformare l’apparecchio alle norme vigenti, e dal 2012 viene prodotta anche nella versione Multichip LED.

Fa parte delle collezioni permanenti del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York.

Si tratta inoltre del primo oggetto di disegno industriale a cui è stato riconosciuto la tutela del diritto d’autore al pari di un’opera d’arte. Tale riconoscimento arrivò dal Tribunale di Milano nel 2007 al termine dell’azione legale Flos-Semeraro, che vedeva Flos accusare Semeraro dell’importazione di un modello identico della lampada italiana prodotto però in Cina e nominato “Fluida”. Un avvenimento questo divenuto storico per il disegno industriale, poiché privo di precedenti, che ha portato alla modifica delle norme allora vigenti dello stato italiano.

BRERA E TACCIA: ARTE IN LUCE

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In un’intervista del 1970 Achille Castiglioni ha detto di Taccia : “la consideriamo la Mercedes delle lampade, un simbolo di successo: forse perché assomiglia ad una colonna classica. Certamente non stavamo pensando al prestigio quando l’abbiamo progettata. Desideravamo ottenere una superficie che rimanesse fredda.”

Fu ideata da Achille e Piergiacomo Castiglioni nel 1958 e presentata a marzo dell’anno dopo all’Institute of Design dell’Illinois e all’Institute of Technology di Chicago. Flos, interessata a produrla in serie, portò poi a compimento gli studi del prototipo definitivo, iniziandone la vendita nel 1962.

La lampada è composta da una base realizzata in alluminio estruso anodizzato o di colore nero, sulla quale è appoggiato un diffusore a campana in vetro soffiato con, alla sommità, un disco concavo in alluminio smaltato con vernice bianca, ideato per riflettere e concentrare la luce sul piano del tavolo nella zona desiderata. La struttura della lampada svela i richiami all’industria: i Castiglioni utilizzarono infatti in parte scarti di produzione industriale pesante derivata dal vicino indotto metallurgico bresciano. La prima intenzione era quella di creare una lampada da scrittoio con l’idea geniale che la luce dovesse essere più che indiretta riflessa dal corpo lampada nelle immediate vicinanze del piano della scrivania evitando il fastidioso problema dell’abbagliamento e dell’ombra, nascondendo appunto la fonte di luce nella base. La lampadina a incandescenza è nascosta all’interno della base di metallo, la cui forma particolare permette una rapida dissipazione del calore: la laccatura nera della vernice ha funzioni anti-termiche, la forma alettata e colonnare è ispirata alle testate dei motori automobilistici e favorisce appunto la dispersione di calore, come pure l’intercapedine all’interno che serve ad evitare che i pezzi a contatto si scaldino troppo, ed è utile per la circolazione dell’aria che crea un abbassamento della temperatura.

La forma ricorda complessivamente una colonna classica, e negli anni è diventata un un pezzo esemplare e “fuori dal tempo” come moltissimi dei progetti messi a punto dai fratelli Castiglioni, ancor oggi prodotta e commercializzata con grande successo.

Un’altra lampada che vanta un rimando al mondo dell’arte è Brera, il cui nome nasce dal riferimento al celebre uovo sospeso della Pala dei Montefeltrodi Piero della Francesca, conservata appunto alla Pinacoteca di Brera di Milano.

Ideato da Achille Castiglioninel 1962 e prodotto da Flos esattamente 30 anni dopo, nel 1992, questo apparecchio illuminante era stato inizialmente progettato come lampada a sospensione.

E’ composto da un portalampada dalla caratteristica forma ovoidale in vetro soffiato acidato agganciato ad un elemento in policarbonato stampato ad iniezione, che costituisce il corpo lampada. Il tutto è poi fissato al soffitto tramite una corda d’acciaio. La continuità della luminosità è assicurata dalla scomposizione di due parti degli elementi di diffusione, che permettono un facile raffreddamento del portalampade e della virola della sorgente luminosa.

Sfruttando l’unione delle parti, che rende possibile il fissaggio del vetro sia verso il basso che verso l’alto, sono stati creati anche gli apparecchi da tavolo, da parete e da terra. Questi apparecchi hanno come elemento comune base di progettazione il diffusore, facilmente scomponibile mediante un’apposita ghiera.

Vera e propria “arte in luce” quella che Castiglioni ha creato con questi due pezzi storici, nei quali la funzionalità del design si coniuga perfettamente con una ricerca estetica che affonda le radici nel nostro repertorio artistico.

TARAXACUM, VISCONTEA E GATTO: BOZZOLI LUMINOSI

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Nel 1960 Achille Castiglioni, in collaborazione col fratello Pier Giacomo, decide di utilizzare per le sue creazioni un materiale inusuale noto con il nome di cocoon (bozzolo). Inizialmente usato dalle forze armate americane per preservare mezzi bellici in disuso, era stato già utilizzato nei primi anni Cinquanta da George Nelson per apparecchi illuminanti con la struttura in evidenza.

Castiglioni e i suoi progettisti, sperimentando un brevetto della ditta Heisenkeil di Merano, utilizzato anche dalla Flos, sfruttano la leggerezza di questa fibra sintetica formata da polimeri plastici che, aderendo alla struttura solo nei punti sporgenti, dà forma ai diffusori.

Gli apparecchi illuminanti sono formati da una struttura interna in acciaio verniciato a polvere bianco, avvolta dall’involucro ottenuto da una pellicola formata dalla fibra spruzzata: il risultato sono dei volumi di forma insolita, che difficilmente si sarebbero potuti disegnare senza sperimentazione in laboratorio, poiché la forma finale è infatti ottenuta con un intervento nella rotazione della struttura, durante la spruzzatura della fibra, più intensa nei punti di maggiore sporgenza rispetto alle altre aree.

 

Nascono così per Flos Viscontea e Taraxacum, eleganti sospensioni la cui forma singolare e morbida fluttua in aria creando giochi di luce soffusa; e le due lampade da tavolo Gatto e Gatto Grande, la cui forma a mongolfiera si accompagna con la luminosità lattiginosa e ovattata che producono.

È quel tipo di luce che si ottiene con le lampade in carta di riso nella tradizione orientale, in cui alla luce diretta e violenta che produce ombre nette si preferiscono toni più smorzati e non finiti come quelli del crepuscolo.

Il curioso nome delle lampade Gatto sembra alludere all’ingombro di questi oggetti, simile appunto a quello di un gatto: una presenza silenziosa che osserva con curiosità e che sicuramente suscita affetto. E l’affetto secondo i fratelli Castiglioni era, insieme al divertimento e alla curiosità, proprio una delle tre grandi componenti del loro progetto.

LUMINATOR E PARENTESI: L’ESSENZA DELLA LUCE

Il punto di partenza per la progettazione di una lampada in Achille Castiglioni è la tipologia di luce che si desidera ottenere, cioè “ un tipo specifico di lampadina”, attorno alla quale viene poi costruito un supporto che, per quanto complesso possa apparire, è sempre in funzione dell’effetto luminoso che s’intende perseguire.

Questo il principio su cui si fonda una delle prime lampade da lui disegnate, Luminator, che nel 1955 gli fece vincere il suo primo Compasso d’Oro.

Disegnata insieme al fratello Pier Giacomo, questa lampada da terra è caratterizzata da un’estrema semplicità ed essenzialità di forme che ne ha fatto un’icona intramontabile del design contemporaneo.

Costituita da tre sottili gambe di metallo zincato a sostegno di uno stelo di ferro smaltato, è sormontata da una lampadina che produce una luce indiretta.

L’idea di base è quella di traslare una tecnica di illuminazione delle sale di posa dei fotografi nell’abitazione, ovvero di diffondere la luce nell’ambiente orientando una sorgente luminosa, costituita da una ampolla in vetro specchiato, verso il soffitto. Una soluzione formale molto semplice in cui la struttura è un tubo metallico con il minimo diametro per contenere il portalampada che diventa contenitore per gli steli alla base durante il trasporto.

 

Nel 1972 il Compasso d’Oro va alla lampada Parentesi, che come Luminator è diventata una delle lampade più riconoscibili nel panorama del light design moderno grazie alla combinazione di semplicità e funzionalità.

La progettazione della lampada, il cui nome nasce dalla forma del tubo in acciaio sagomato che ricorda appunto una parentesi, prende spunto da uno schizzo di Pio Manzù, morto prima che la lampada venisse progettata. In questo schizzo una scatola cilindrica con una fessura per la luce scorreva su un’asta fissata probabilmente con una vite sia al pavimento che al soffitto. Castiglioni nel suo progetto sostituisce l’asta con una corda metallica che, deviata, fa attrito e permette alla lampada di stare in posizione senza il bisogno di alcuna vite.

Riducendo al minimo l’utilizzo dei materiali e il numero di componenti, Castiglioni crea una lampada a saliscendi che risponde ad un principio semplice e al contempo: ottenere una lampada, orientabile, che possa scorrere lungo la distanza che intercorre tra il pavimento e il soffitto, tramite un semplice gesto umano.

Nel 1970 fu presentata al pubblico in un comodo kit, ideato dallo stesso Castiglioni, all’interno del quale erano collocati tutti i pezzi per montare facilmente la lampada.

Parentesi è esposta in molti musei e mostre dedicate al disegno industriale di tutto il mondo, come per esempio il MoMa di New York. In Italia, oltre che al Triennale Design Museum di Milano, la lampada è esposta anche al GAMeC di Bergamo e altre gallerie o musei di rilevanza nazionale

ACHILLE CASTIGLIONI E L’EFFICIENZA DEL MINIMALISMO.

Il minimalismo non è un non far nulla perché è più comodo, il minimalismo formale non è di per se sufficiente, deve corrispondere a un’idea, a un concetto, ed esiste dalla preistoria questa tendenza a fare il minimo, però in firma ingegnosa ed efficiente.

(A. Castiglioni in un’intervista, in Domus, n. 779, febbraio 1996)

Iniziamo questo viaggio alla scoperta della storia del design percorrendo la biografia di uno dei suoi grandi protagonisti, Achille Castiglioni.

Settimana dopo settimana approfondiremo la conoscenza di questo celebre architetto e designer italiano attraverso le sue straordinarie creazioni, che ancora oggi sono dei must nel design internazionale.

Figlio dello scultore Giannino, Achille Castiglioni nasce a Milano nel 1918 e si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1944.

Fin dal 1940 inizia a lavorare nello studio di famiglia insieme ai fratelli Livio e Pier Giacomo, dedicandosi alla sperimentazione sul prodotto industriale, a progetti di urbanistica, architettura, mostre, esposizioni e successivamente alla ricerca su tecniche e materiali nuovi. Il sodalizio e affiatamento con i fratelli fu tale da portare lo scrittore Dino Buzzati a paragonarli a “un corpo con una testa sola“.

Nel 1944 partecipa, insieme ai fratelli, alla VII Triennale di Milano.

Negli anni 1952-1953 si occupa della ricostruzione del Palazzo della Permanente di Milano che, progettato nel 1883-85 dall’architetto Luca Beltrami, era stato in parte gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943.

Il lavoro di Castiglioni spicca subito per originalità e innovazione ricevendo numerosi riconoscimenti: tra il 1955 e il 1979 Castiglioni si aggiudica ben sette Compassi d’Oro(nove in tutta la sua carriera). Nel 1989 gli viene inoltre consegnato un Compasso d’Oro con la seguente motivazione: “per aver innalzato, attraverso la sua insostituibile esperienza, il design ai valori più alti della cultura”

Tanti sono stati anche i premi conseguiti alla Triennale di Milano(nel 1947 una Medaglia di bronzo, nel 1951 e nel 1954 un Gran Premio, nel 1957 una Medaglia d’argento ed una Medaglia d’oro, nel 1960 una Medaglia d’oro e nel 1963 un’altra Medaglia d’argento) e in giro per il mondo.

Nel 1956 Castiglioni è tra i fondatori dell’ADI (Associazione italiana del Disegno Industriale)  e nel 1969 consegue dal Ministero per la Pubblica Istruzione la libera docenza in “Progettazione Artistica per l’Industria” insegnando presso la Facoltà di Architettura di Torino fino al 1980 e poi a Milano fino al 1993 come professore ordinario di “Disegno Industriale”.

Spettacolari anche gli allestimenti realizzati in tutto il mondo (14 delle sue principali opere sono presenti al MoMA, dove è stata allestita la più grande retrospettiva mai dedicata ad un designer italiano) e numerose le gallerie che espongono le sue opere.

Achille Castiglioni muore il 2 dicembre 2002, all’età di 84 anni, a seguito di una caduta verificatasi nel suo studio a Milano.