GIBIGIANA, GIOVI E MONI: RAGGI DI LUCE DOMESTICA

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Gli anni ’80 sono stati anni fervidi di novità e produttività per Achille Castiglioni che, sempre in collaborazione con Flos, realizzò alcuni classici del design illuminotecnico moderno.

Del 1980 è Gibigiana, un apparecchio illuminante da tavolo con struttura in alluminio portante, sorgente luminosa diretta verso l’alto e componenti interni racchiusi in un involucro isolante che impedisce il riscaldamento della lamiera.

Nato con l’obiettivo di risolvere “un fatto di comportamento di due persone che vivono in uno stesso ambiente e magari dormono insieme e uno dorme e l’altro legge”, Gibigiana produce una luce riflessa concentrata e orientabile solo dove serve grazie allo specchietto posto alla sommità dell’apparecchio, permettendo così agli utenti attività diverse.

L’annullamento della presenza della sorgente luminosa attraverso lo specchio rende la riflessione luminosa un’importante soluzione progettuale o come l’avrebbe chiamato Achille “il componente principale di progettazione”.

Achille Castiglioni con questa creazione si diverte a giocare con il termine gibigiana: in dialetto milanese questa parola indica colloquialmente la luce rimandata da una superficie riflettente e ricorda quindi un tipico scherzo da alunni discoli, quando i bambini fra i banchi di scuola si divertivano a riflettere i raggi solari con un piccolo specchio o un pezzo di vetro, facendo appunto la “gibigiana”.

Nel 1982 è la volta di Giovi,lampada da paretededicata alla figlia Giovanna Castiglioni.

Questa applique ha come tratto distintivo un’emissione di luce indiretta a raggiera (il raggio di sole rappresentato dalla figlia), derivata dal filtro/gabbia cilindrica costituita da astine per alloggiare il portalampada ed allontanare la sorgente dal muro. Su di esso viene posizionato uno schermo metallico troncoconico forato, per il passaggio della lampadina che da un lato impedisce l’abbagliamento e dall’altro sostiene il riflettore.

L’ideazione della parte centrale della lampada, che assomiglia ad una tasca o ad un sacco, che diffonde il flusso luminoso verso l’alto è stata suggerita da un contenitore d’acqua portatile (un foglio di metallo flessibile che è ripiegabile in un cono come un bicchierino di carta), che è conservato attualmente nello studio/museo di Piazza Castello a Milano.

Stesso effetto luminoso a raggiera anche per Moni, pensata sempre nell’82.

Questa lampada da soffitto, a differenza di Giovi, diffonde e riflette la luce grazie al diffusore centrale, realizzato qui con una corona circolare in vetro stampato e dotato anche di lente centrale che permette appunto la diffusione della luce dal centro della lampada.

È realizzata in due diametri diversi, 34 e 44 cm, ed è mantenuta sempre a distanza dal soffitto per ricreare l’effetto a raggiera.

 

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